Rocco
Ierardi: una vita tra diritto e impegno civile
È
il 20 maggio 1877. Nasce in Italia Rocco Ierardi, figlio di Pasquale, ingegnere
civile a cui viene affidata la cura dell'antico Palazzo Ducale degli Sforza di
Milano. Cresce in una casa dove il disegno tecnico convive con l'idea di
servizio pubblico: misurare, costruire, mantenere in piedi ciò che dura. Ha
dodici anni quando decide, o è costretto a decidere, di partire. Solo.
New
York, lo zio banchiere
Attraversa
l'Atlantico e sbarca a New York. Lo aspetta lo zio materno, Joseph N.
Francolini, una figura già nota nella finanza italo-americana — diventerà
presidente dell'Italian Savings Bank of New York City nel 1915. Sotto la sua
ala, Rocco fa quello che fanno i ragazzi arrivati ieri: frequenta le scuole
pubbliche di giorno, impara l'inglese per strada, e nel pomeriggio muove i
primi passi dietro uno sportello, nella banca di famiglia. Conta monete, copia
registri, osserva come funziona la fiducia in America. Cinque anni bastano. New
York lo ha svezzato.
New
Haven
Si
sposta a New Haven, Connecticut. Qui non c'è lo sportello, ci sono le
fabbriche. Accetta lavori manuali, turni lunghi, rumore di macchine. Ma non si
ferma lì. Collabora con il giornale italiano "Star of Italy". Scrive,
traduce, spiega l'America ai nuovi arrivati. Nel 1896, a nemmeno vent'anni,
entra nelle scuole serali di New Haven come insegnante. Resta in cattedra per
cinque anni. Di giorno lavora, di sera insegna a chi, come lui, è arrivato con
una valigia e un nome difficile da pronunciare. Nel 1898 accade la svolta. Il
tribunale cittadino lo vuole come interprete. Rocco sta in mezzo: da una parte
il giudice, dall'altra l'operaio calabrese o siciliano che non capisce
l'accusa. Ascolta, traduce, vede. È lì, in quell'aula, che nasce la passione
per la giurisprudenza. Non per i cavilli, per la possibilità di dare voce.
Yale
Studia
mentre gli altri dormono. Nel 1904 la porta si apre: si laurea in legge a Yale.
Non è solo un titolo. È l'ingresso ufficiale in un mondo che fino a ieri lo
guardava dall'alto. Apre lo studio, pratica generale, cause civili, difese di
immigrati, contratti. La sua reputazione cresce piano ma solida. Lo chiamano
nelle associazioni forensi che contano: New Haven County Bar, Connecticut State
Bar, American Bar Association.
L'uomo
delle istituzioni
Nel
1908 diventa Assistant City Attorney. Nel 1913 è City Attorney, il procuratore
cittadino. Nel 1915 lo nominano Clerk of the City Court, cancelliere. Tre
incarichi in sette anni, tutti al cuore della macchina municipale. Non fa
politica urlata, fa amministrazione: scrive pareri, sistema procedure, rende il
tribunale comprensibile a chi non è nato qui.
Quando lo s’incontrava per Chapel
Street negli anni Dieci, lo si vedeva in
soprabito scuro, passo svelto, accento ancora italiano quando saluta il droghiere.
È il classico percorso dell'immigrazione di fine Ottocento, ma senza retorica. Parte
bambino, attraversa l'oceano senza genitori, lavora in fabbrica, insegna di
sera, traduce in tribunale, studia a Yale, diventa avvocato, serve la città.
Non per miracolo. Per merito, ostinazione e quella ferrea volontà che gli
italiani di allora chiamavano semplicemente "farsi rispettare".
Rocco
Ierardi resta, oggi come allora, la dimostrazione vivente che il diritto può
essere non solo una professione, ma un ponte tra due mondi.
Fonte:
A Modern History of New Haven and Eastern New Haven County
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